Lettera di Antonio Socci a Il Foglio

27/02/2004

Signor Direttore,

monsignor Lorenzo Albacete è una persona dotta e brillante. Ma a leggere l'intervista siglata "chro", uscita sul Foglio di mercoledì, non sembra avere un ricordo molto preciso dei Vangeli. Afferma - per dire - che in essi "c'è scritto che Gesù è caduto tre volte" durante il viaggio al Calvario: mi piacerebbe sapere esattamente in quale edizione dei Vangeli trova questo riferimento, perché nei testi del Vangelo normalmente in circolazione non si racconta nessuna caduta di Gesù: le tre cadute fanno parte - com'è noto - della devozione rituale della Via crucis. Forse prima di rimproverare Gibson di non essere fedele al Vangelo perché fa cadere Gesù "otto o nove volte" valeva la pena rileggersi il testo.

Ironicamente Albacete dice di apprendere dai titoli di coda del film di Gibson che Gesù è stato ammazzato dagli italiani ("a leggere i nomi degli attori nei titoli di coda sembra che non siano stati gli ebrei a uccidere Gesù, ma voi italiani"). Ma in effetti furono proprio i romani a crocifiggerlo. La battuta sugli italiani fa quasi pensare che si dimentichi come andarono le cose. Perfino il Credo da secoli recita: "Patì sotto Ponzio Pilato". Ponzio Pilato, della famiglia sannita dei Ponzi. A decretare la condanna fu in effetti questo "italiano" - avendo la carica di "procuratore" dell'impero - e a eseguirla (flagellazione, pugni e sputi compresi) furono i soldati romani.  

Dimenticanze o imprecisioni. Forse fraintendimenti. Per carità, capitano a tutti.

Ma Albacete - che viene paragonato a Erasmo da Rotterdam - aggiunge che ritiene i Vangeli pericolosi. Dice: "nel caso di questa storia di duemila anni fa. più è raccontata bene più diventa pericolosa. il pericolo è la storia in sé".

Che vorrà dire? Che bisogna evitare di raccontare questa storia di duemila anni fa? Spero di no. Poi però arriva il dubbio sulla piena storicità dei Vangeli. L'illustre monsignore fa quasi pensare che anche la Chiesa non attribuisca piena credibilità storica a quelle pagine. Ecco il brano dell'articolo che mi ha più stupito: "Leggere le Scritture come se fossero un racconto storico e fattuale di quanto è successo al tempo, dice Albacete, è un errore: 'La Chiesa riconosce il succo di quanto c'è scritto nelle pagine che raccontano la Passione, cioè che Gesù è stato ucciso' ".

Riconosce "il succo cioè che Gesù è stato ucciso"? Sembra quasi che la Chiesa non sappia e non dica come è stato ucciso Gesù. Sarà stato investito da una biga? Sarà stato avvelenato da un oste disonesto? Ho la sensazione che Albacete abbia dimenticato certi documenti della Chiesa. Non solo quello, recentissimo, della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede sui rapporti della Chiesa con gli ebrei e con l 'Antico Testamento. Ma anche la Costituzione dogmatica Dei Verbum che al n. 19 afferma: "La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con la più grande costanza che i quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo".

Ma preferisco pensare di aver capito male io. Sono certo che Albacete conosca meglio di me e condivida la Dei Verbum. Ma anche Gibson. L'articolista "chro" scrive che Gibson sarebbe un "cattolico tradizionalista che non riconosce il Concilio Vaticano II", ma non mi risulta che sia vero. Perché ripetere un'informazione più volte smentita? In ogni caso il Concilio Vaticano II parla dei Vangeli nei termini sopra citati dalla Dei Verbum; termini che - se ho ben capito le sue interviste - sono completamente condivisi da Gibson. Tuttavia la cosa più strana dell'articolo è la dichiarazione finale di Albacete, che spero sia stata fraintesa dall'intervistatore. Il monsignore infatti dichiara: "Cristo è morto per i nostri peccati, ma lo spettatore non ha colpa per quello che gli viene fatto vedere nel film. Come può la mediocrità dei miei peccati aver avuto una responsabilità nelle cose orribili che ci fa vedere il film?".

Mi rallegro per l'autoassoluzione del monsignore che dichiara di avere solo peccati da nulla. Buon per lui. Ma a tutti noi, massa di peccatori incalliti, noi povera umanità "cattiva", come dice Gesù stesso nei Vangeli, capaci di malignità oltre ogni immaginazione, lasci dire che noi sì, noi abbiamo crocifisso Gesù, il Figlio di Dio.

Caro direttore, al titolo di copertina di Newsweek ("Chi ha veramente ucciso Gesù?") personalmente ho una risposta pronta e certissima: sono stato io. Io ho piantato accanitamente quei chiodi sulla Sua carne divina (com'è commovente che Gibson abbia voluto interpretare nel film proprio la parte di colui che martella quei chiodi.), io ho crudelmente arato profondi solchi col flagello sulla Sua schiena, colpi su colpi, ossessivamente ho torturato il corpo (e l'anima) dell'Uomo-Dio, fino a che non gli è rimasto - come dimostra la Sindone - neanche un centimetro quadrato di pelle integra addosso. Io Gli ho conficcato in testa quel derisorio casco di spine che gli è penetrato fino al cranio provocandoGli dolori lancinanti, io l'ho deriso, io Gli ho sputato in faccia. Questo insegna la Chiesa, da sempre. Questo confessano tutti i cristiani da sempre. Io, non "gli ebrei" o "i romani" o "gli italiani". Io e tutto il popolo di poveri peccatori che da secoli mendica nelle chiese il Suo perdono. E ci tengo a riconoscermi responsabile perché a me - come a Giuda - nel momento del più infame tradimento è rivolto quel Suo sguardo e quella Sua parola accorata: "amico mio.". E' quello sguardo e quella parola che non si può più dimenticare e che ti fa struggere il cuore. E a me è rivolto il Suo perdono, pronunciato dalla croce. Da dove regna sui nostri cuori per sempre, fino alla fine della storia, vero e unico Re del Cielo e della Terra, unico senso della nostra barcollante esistenza, perno attorno al quale ruota tutta la storia umana che infatti non riesce più a dimenticarlo, non riesce a distogliere lo sguardo da Lui. A cominciare dal Paese - gli Stati Uniti - più moderno e progredito. Così nelle Sue sofferenze diventano visibili e vengono redente dalla compassione di Dio tutte le sofferenze umane, tutti gli strazi, di tutti i popoli, di tutte le madri, di tutti i figli, di tutti i padri, di tutti gli abbandonati e i tormentati. Di tutti noi. Gibson esagera con le atrocità? Obiezione assurda. Le atrocità subite da Gesù e le atrocità del mondo, nel corso dei secoli, sono ben maggiori di quelle rappresentate nel film.   

Ha scritto Bernanos: "verrà un tempo in cui, quando parleranno di Gesù, gli uomini non potranno trattenere le lacrime". Che sia questo? Spero che il film di Gibson elargisca a milioni di persone quello che i mistici chiamano "il dono delle lacrime". La più alta e sublime delle preghiere (il pianto di Pietro.). Fissando lo sguardo sulla Sua macellazione - di silenzioso agnello sacrificale - è impossibile non commuoversi.

Solo il Figlio di Dio, che "annichilì se stesso facendosi uomo", poteva essere capace di sopportare tutto questo dolore per me, capace di tutto questo amore per me, di questo inaudito perdono, infine capace di risorgere dalla morte.

Lui, il Verbo di Dio attraverso cui tutto è stato fatto, il Logos che è la consistenza di tutte le cose, che si è fatto uomo e ha preso su di sé tutto il dolore del mondo e il dolore di Dio. Per me, perché al mio nome, al mio volto, alla mia storia pensava in quelle lunghe ore di tortura e di strazi, che accettò per riscattarmi dal mio male e abbracciare la mia sofferenza. Per divinizzare noi poveri mortali, dalla vita bestiale. Per donarci la felicità per sempre.

So bene che anche monsignor Albacete pensa tutto questo e saprebbe esprimerlo molto meglio di me. In quell'intervista ha preferito dar voce ad alcuni suoi timori politici, forse con qualche fraintendimento e qualche errore. Ma certo, se vorrà parlare di Gesù saprà farlo assai meglio di me.

Antonio Socci