Il Timone

La Passione di Cristo

di G. Barra

Andate a vederlo!

Sì, ci metto un punto esclamativo perché il mio non è un invito delicato. Vorrei, se potessi, quasi costringervi, cari lettori, ad andare al cinema quando, a partire dal prossimo 7 aprile, nelle sale cinematografiche italiane verrà proiettato il film  "La Passione di Cristo", diretto dal famoso attore Mel Gibson.

E non andateci soli. Portate mogli e mariti, senza dimenticare i vostri figli, magari debitamente preparati, avvertendo che la Passione e la Morte di nostro Signore Gesù Cristo sono quanto di più crudele, disumano e terribile gli uomini abbiano mai compiuto nel corso della loro storia. Invitate i vostri amici ad accompagnarvi e se li trovate titubanti, se accampano scuse, se vi dicono di no, se sono sempre a corto di tempo libero, offritevi di pagare loro il biglietto. Non vi pentirete. A loro farà un gran bene, a voi costerà qualcosa, ma ricordatevi che Dio non si fa battere da nessuno in magnanimità. Egli saprà come ricompensare la vostra generosità. Sì, perché vedere e far vedere il film di Gibson è un'autentica opera di apostolato, di evangelizzazione, di consolidamento della fede cattolica.

Non chiedetemi come, quando e dove l'ho visto in anteprima. Mi è stata offerta questa opportunità che considero - credo proprio non a torto - un regalo del Signore. L'ho dunque visto. Non vi starò a dire della bellezza estetica del film, della recitazione, degli attori, delle scenografie, dei costumi, delle musiche, degli effetti speciali e quant'altro. Di tutto questo si parlerà abbondantemente.

Vi dirò solo che, al di là di qualche licenza rispetto alla lettera del testo evangelico, voi sarete immersi, come foste a pochi passi, mischiati tra la folla, nelle ore tremende che hanno preceduto la vittoriosa risurrezione da morte di Cristo. Vi sarà mostrata la Passione e la Morte del Dio fatto uomo, e ne uscirete non solo con il ricordo delle immagini, ma con il cuore segnato, l'animo pensoso, il bisogno di silenzio e con la necessità di guardarvi dentro, per meditare, cercare di comprendere e probabilmente per chiedere perdono a Dio dei peccati commessi.
Non vi disturberà il fatto che gli attori recitino in lingua aramaica - quella parlata da Gesù - e in latino. Conoscete il Vangelo, sarà facile capire semplicemente guardando. E partecipando all'evento. Quella che vi aspetta è un'esperienza. Al termine della quale non potrà mancare l'amara domanda: "Quanto hai sofferto per me, mio Signore? Quanto è grande il tuo amore per me, mio Dio!".

Il film di Gibson andrebbe visto da ogni cattolico, e fatto vedere anche a chi cattolico non è. A chi crede in Dio e a chi di Dio non importa nulla. Non assicuro - ci mancherebbe - che si converta, ma che qualche tarlo cominci a rodergli dentro, qualche domanda no si affacci alla sua coscienza, se non l'ha messa del tutto a tacere, questo sì.

In tal senso è un film apologetico, che  il regista ha realizzato, profondendovi denari a milionate di dollari, con lo scopo principale di far apprezzare il significato della Passione e Morte di Cristo, di richiamare la grandezza incommensurabile dell'amore di Cristo per ciascuno di noi, per ogni uomo, riscattato a caro prezzo. Il prezzo di una sofferenza che solo Dio fatto Uomo poteva sopportare. E con lo spargimento di un sangue innocente, che le immagini evidenziano assai bene.

Cattolico il film, cattolico il regista, Mel Gibson. Ma, mi dicono, cattolico che non si riconosce in pieno nel cammino della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. Non è questo il luogo per discutere le sue convinzioni. Tuttavia, voglio contraccambiare il dono che mi ha fatto realizzando questo film. Gli regalo le mie le vostre preghiere, cari lettori, perché Dio lo illumini e lo conduca presto ad apprezzare come si conviene il Romano Pontefice felicemente regnante.

Mi hanno detto che questo editoriale gil sarà consegnato. Forse qualcuno glielo tradurrà. Poiché sono certo che voi lettori  pregherete per lui, la mia promessa non sarà infondata.