Oggi attorno alla famiglia e alla vita si svolge la lotta fondamentale della dignità dell'uomo (Giovanni P. II)
Monsignor Sgreccia invita a fermare le proposte di legge sulle unioni di fatto
ROMA, lunedì, 5 marzo 2007 (ZENIT.org).- “La legge sulle coppie di fatto fa male a molti e i cattolici faranno di tutto per impedirla”, ha detto monsignor Elio Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia pro Vita, presentando a Roma questo lunedì il libro di Carlo Casini dal titolo: “Unioni di fatto, matrimonio, figli tra ideologia e realtà” (Società Editrice Fiorentina, 12 Euro, 148 pagine).
Nel libro Casini ricorda che nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo(10 dicembre 1948) all’articolo 16 si dice che “la famiglia è il nucleo fondamentale della società e dello Stato e come tale deve essere riconosciuta e protetta”; mentre nella Costituzione all’articolo 29, la Repubblica Italiana riconosce i diritti della famiglia come “società naturale fondata nel matrimonio”.
Partendo da queste due dichiarazioni monsignor Sgreccia ha spiegato che “la proposta di creare una fattispecie o più fattispecie di famiglie, non rientra nella concezione di matrimonio così come espressa dalla Società Internazionale e dalla Repubblica italiana”.
E qui, ha continuato il Presidente della Pontificia Accademia, non si tratta di una ingerenza della Chiesa negli affari dello Stato, perché sia la legislazione internazionale che quella nazionale difendono la famiglia come “il bene comune, il fondamento imprescindibile per il bene civile della società”.
In merito alla proposta di legge che vorrebbe legalizzare le unioni di fatto e quelle omosessuali, monsignor Sgreccia ha precisato che “la Chiesa difenderà il sacramento del matrimonio e continuerà a farlo. Quello che viene minacciato e screditato è il matrimonio. Se viene indebolita la stabilità della famiglia è incrinato il nucleo fondamentale della società”.
In merito al riconoscimento delle unioni omosessuali, il Presidente della Pontificia Accademia ha detto che sì sta andando “contro la legge naturale”, perché una unione “affettivamente stabile di carattere sessuale con reciproci diritti di assistenza come se fosse una famiglia, fra due dello stesso sesso, uomini o donne che siano, è contro la natura”.
“Il corpo conta qualcosa – ha continuato Sbreccia – e non è un accessorio”.
“Nella corporeità dell’uomo e della donna c’è scritta una naturale e strutturale complementarità in vista della vita affettiva, della vita sessuale e della procreazione dei figli”, ha sottolineato il presule, aggiungendo che “anche i bambini della prima elementare capiscono che una coppia omosessuale non può avere figli, e non rappresenta una integrazione della complementarietà sessuale”.
“E’ singolare - ha precisato monsignor Sgreccia - che sia proprio la Chiesa, nel passato accusata di disprezzare il corpo, a dover difendere la corporeità femminile e maschile”.
Secondo l'Arcivescovo, “la legge naturale esprime il buon senso delle nazioni e della storia” nel riconoscere “ciò che si presenta come nucleo di comunione e di affetti e di condivisione di responsabilità, ossia l’unione tra l’uomo e la donna, per complementarietà costituzionale, per attitudine alla procreazione”.
Monsignor Sgreccia ha quindi spiegato quanto la famiglia sia importante per l’economia e il progresso sociale delle nazioni, raccontando di un suo incontro con Gary Becker, Premio Nobel per l’economia nel 1992.
La tesi di Becker, spiegata nel libro “Human Capital”, è che per avere una economia sana occorre avere una famiglia stabile e sana, non sbriciolata e colpita da contrasti, divisioni o precarietà.
“Se vogliamo fare un economia che ha nella sanità familiare la sua prima cellula - ha affermato monsignor Sgreccia -, bisogna tenere conto che le famiglie di fatto, precarie costituzionalmente, sono fonte, come peraltro anche il divorzio e le separazioni, di disagio sociale ed economico”.
Il presule ha ricordato che diverse nazioni tra cui la Norvegia e la Svezia, che nel 1968 furono all’avanguardia sulla liberazione sessuale, stanno ora cominciando a tornare sui propri passi nell'ambito della sessualità e della famiglia, dopo aver realizzato che, laddove la famiglia non educa più e non risponde più perché divisa e indebolita, si creano le condizioni per gravi disagi sociali ed economici.
Secondo monsignor Sgreccia, invece di invitare le persone a costituire coppie di fatto, “lo Stato farebbe bene ad aiutare i giovani educandoli alla formazione di una famiglia vera, con matrimonio civile o con matrimonio religioso, purché stabile e con l’accesso facilitato alla casa ed al lavoro”.
“Qui vanno spesi i soldi, e non creando del precariato matrimoniale dopo che ce ne è tanto sul lavoro con contratti a tempo determinato”, ha sottolineato il presule.
“Con le unioni di fatto – ha precisato il presidente della Pontificia Accademia per la Vita – non facciamo il loro bene, li mettiamo in una situazione che non dà sicurezza, che non dà stabilità né serenità degli affetti”.
“Circa le coppie omosessuali, monsignor Sgreccia ha sostenuto che non è certo il gay pride che li aiuta al superamento delle loro sofferenze, che invece vanno affrontate con umana comprensione, con la scienza medica e psicologica e con atteggiamenti promozionali di tutte le qualità buone che in queste persone ci sono”.
In conclusione l'Arcivescovo ha detto che “i cattolici faranno di tutto per portare chiarezza nel dibattito, ma faranno tutto il possibile perché queste proposte non passino”, perché “tutto ciò che si fonda sulla non verità è destinato a nuocere a qualcuno, spesso a molti”.
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