Oggi attorno alla famiglia e alla vita si svolge la lotta fondamentale della dignità dell'uomo (Giovanni P. II)
I DICO, tra “forma di disimpegno” e “messaggio diseducativo” per i giovani
Parla Maria Pia Baccari, docente di Diritto romano
ROMA, mercoledì, 21 febbraio 2007 (ZENIT.org).- “Non ogni nostro desiderio può (e deve) essere riconosciuto dal diritto, o addirittura diventare uno
status, quand’anche il legislatore alteri la natura delle cose. Vi è una
veritas naturae!”, sostiene la professoressa Maria Pia Baccari.
E' questo il commento espresso dalla docente di Diritto romano presso la Libera Università Maria SS. Assunta (LUMSA) in merito alla proposta di legge che vorrebbe concedere alle coppie di fatto e alla coppie omosessuali gli stessi diritti del matrimonio.
Parlando del disegno di legge conosciuto come “DICO” (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), la docente di Diritto ha rilevato che “il Ministro per le pari opportunità, illustrando il ddl, ha parlato di 'un diritto mite', e i non addetti ai lavori credono che esso sia un diritto ‘debole’ o ‘leggero’, un diritto buonista, ma il diritto non ammette aggettivazioni: altrimenti in una società pluralista, quale quella odierna, degenera in una parodia e negazione di sé”.
Secondo la Baccari “l’impressione che si ricava dalla lettura del testo è che l’estensore non si avvede che non ogni fatto deve avere un riconoscimento giuridico. E il timbro di legalità, apposto variamente, non modifica una cosa ingiusta rendendola giusta”.
“D’altro canto - ha continuato la Baccari -, se un uomo e una donna vogliono che il diritto riconosca la loro unione, lo strumento c’è, ed è il matrimonio al Comune. Oppure il ddl vuole, in forma surrettizia, introdurre un riconoscimento pubblico dei legami omosessuali, proposti come valida e positiva alternativa alla famiglia fondata sul matrimonio?”.
La docente della LUMSA ha spiegato che “il regime di cui gode la famiglia (pensione di reversibilità, sgravi fiscali, successione nel contratto di locazione etc.) comporta costi molto elevati per la collettività e tali costi si giustificano in ragione della funzione che la famiglia ha per la stessa società: essa è il luogo nel quale, nella grande maggioranza dei casi, nascono e vengono educati i bambini”.
In questo caso “si possono chiedere ai cittadini sacrifici anche grandi, ma in vista di un bene comune, di uno scopo pubblico - ha aggiunto la Baccari -. Per questo motivo aiutare la famiglia è principalmente una delle misure per cercare di risolvere il problema del calo delle nascite”.
La docente della LUMSA ha quini accennato al “messaggio diseducativo che si è mandato ai giovani”.
“Si è insinuata l’idea - ha infatti spiegato - che la società possa continuare a svilupparsi sulla base di modelli alternativi a quello della famiglia, così proponendo una forma di disimpegno, al quale sono, nondimeno, collegati una serie di vantaggi che, sinora, sono stati riservati, a ragione, ai coniugi per la funzione sociale che svolgono”.
“E’ vero che il diritto deve tutelare il più debole, ma attenzione a vedere bene chi è tale. Non consideriamo omicidi, ruberie, vizi, plagi e quant’altro, come 'atti d’amore'”, ha sostenuto.
Tra i provvedimenti per lo sviluppo della famiglia, la Baccari ha chiesto invece “incentivi per le famiglie che si formano, posti di lavoro per i giovani, case per loro, una politica familiare di sostegno per la donna che lavora e che ha figli, ad esempio provvidenze che vanno dal part-time alla flessibilità dell’orario lavorativo, alla concessione di aspettative retribuite, anche di lungo periodo, la possibilità di svolgere il lavoro da casa; infine avere massima considerazione del lavoro della donna nella famiglia e trovare strumenti per agevolarlo”.
Francesco Paolo Casavola, professore di Storia del Diritto romano, Presidente emerito della Corte costituzionale, nonché Presidente della Enciclopedia Treccani e del Comitato nazionale di Bioetica, ha spiegato sul quotidiano “Avvenire” del 13 febbraio che la difesa e cura della famiglia tradizionale non è un mero prodotto del cristianesimo.
A tal proposito Casavola ha affermato che “il matrimonio romano è sempre stato monogamico, tra uomo e donna, non è mai stata ammessa la poligamia. Queste cose non sono invenzioni del cristianesimo. Semmai si può dire questo: che queste due entità, matrimonio e famiglia, sotto la spinta della civiltà cristiana vennero ad unificarsi ancora di più”.
“I Romani - ha precisato a ZENIT Maria Pia Baccari - avevano del resto molto chiaro il concetto di
ius naturale (lex naturalis) considerato dentro lo ius”.
Nel primo titolo del primo libro dei Digesta di Giustiniano (sotto la rubrica
de iustitia et iure), che tratta dal libro primo delle Institutiones di Ulpiano, giurista vissuto nel III secolo d. C., si legge la definizione del diritto naturale, del quale il matrimonio è l’esempio.
“Il diritto naturale è quello che la natura insegna a tutti gli animali (esseri animati): infatti questo diritto non è proprio del genere umano ma di tutti gli animali che nascono in terra o in mare, ed è comune anche agli uccelli. Da esso deriva l’unione del maschio e della femmina, che noi chiamiamo matrimonio, da qui la procreazione dei figli, da qui l’educazione: vediamo infatti che anche gli altri animali, le stesse fiere hanno conoscenza di questo diritto”, è scritto.
Secondo la Baccari “per la difesa di questi principi (che poi sono la coniunctio maris et feminae, la
procreatio e l’educatio, principi di diritto naturale, come afferma Ulpiano) i giuristi, avendo un ruolo guida nella società, si battevano. Ricordiamo anche che imperatori pagani difendevano strenuamente il matrimonio, colpendo variamente la bigamia, l’incesto e l’adulterio”.
La docente della LUMSA ha spiegato che già Cicerone, vissuto decenni prima di Cristo, ci offre, in un passo del
De republica, la definizione della lex naturalis: “Essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna … nessuno ha poi la possibilità di abrogarla completamente” (De rep. 1,25,39).
E’ per questo che la Chiesa cattolica, dopo due millenni, non teme di riportare nel
Nuovo Catechismo questo passo: “Cicerone è l’unico autore non cristiano citato, accanto a Padri della Chiesa, del calibro di Agostino o Ambrogio, a Papi, Santi”, ha sottolineato la Baccari.
In proposito, Marta Sordi, docente emerita di Storia greca e romana presso l’Università Cattolica di Milano, ha detto su “Avvenire” del 13 febbraio: “Non vorrei che oltre alle 'radici cristiane' ora si volessero contestare anche quelle greche e romane. Ciò che mi domando è come un filosofo come Emanuele Severino possa ignorare queste evidenze della storia antica”.
“A dire il vero ho il dubbio che qui si stia giocando sul fatto che il mondo antico ormai lo conoscono in ben pochi; e dunque, si crede di poter affermare che 'famiglia naturale' è concetto cristiano, senza timore di venire contraddetti”, ha sottolineato.
In conclusione, Maria Pia Baccari ha rilevato che “è significativo che un grande professore di Storia del Diritto romano, Francesco De Martino, che fu anche segretario del partito socialista, abbia affermato, nel 2001, in uno degli ultimi discorsi ufficiali, che ‘l’unica potenza mondiale capace di parlare a milioni di giovani è la Chiesa perché non ha abbandonato i riferimenti di ordine religioso, morale, ideale'”.
In quell'occasione, De Martino aveva rilevato anche che la Chiesa “non si è affidata soltanto alla concretezza del fatto quotidiano - che pure è importante - ma guarda a cose lontane, e attira milioni di giovani”.
“E il pensiero laico? La sinistra laica? – concludeva De Martino – Quale idea dà, quale influenza esercita di carattere morale e spirituale sulla gioventù? Perché creda in qualcosa che non sia soltanto la rissa del quotidiano, le dispute sulle candidature … Guardo con timore al futuro”.
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